Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/151

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a farmi una domanda proporzionata. Se è cosa che dipende dal mio potere, sarà mio grandissimo piacere di accordarvela. Parlate, e dite liberamente in che vi posso servire.

«— È vero, o sire,» riprese Saleh, «che ho una grazia da chiedere a vostra maestà, e mi guarderei bene dal domandargliela, se non istesse in suo potere l’accordarla. La cosa dipende tanto assolutamente da lei, che invano la chiederei ad ogni altro. Gliela domando dunque con tutte le possibili istanze, e la supplico a non volermela negare. — Se così è,» replicò il re di Samandal, «ditemi che cosa sia, e vedrete in qual maniera so, ove possa, rendervi servigio.

«— Sire,» disse allora Saleh, «dopo la fiducia che vostra maestà mi permette d’avere nella sua buona volontà, non dissimulerò più oltre che vengo a supplicarla d’onorarmi della sua parentela col matrimonio della principessa Giauara, sua onorevolissima figlia, corroborando così la buona intelligenza che da sì lungo tempo unisce i due regni. —

«A tale discorso, il re di Samandal proruppe in grandi scrosci di risa, lasciandosi andare rovescioni sul cuscino, al quale aveva appoggiato il dorso, in modo molto ingiurioso pel potente. — Re Saleh,» gli disse quindi con aria di sprezzo, «mi era immaginato che foste un principe di buon senso, saggio e prudente, ed il vostro discorso invece mi fa conoscere quanto mi sia ingannato. Ditemi, ve ne prego, dov’era il vostro pensiero quando vi formaste una chimera sì grande come quella, della quale mi venite parlando? Avete voi potuto concepire soltanto il pensiero di aspirare al matrimonio d’una principessa, figliuola d’un re sì grande e possente qual io sono? Dovevate considerare meglio in prima l’immensa distanza che passa fra voi e me, e non venire a farmi perdere in un momento la stima ch’io aveva della vostra persona. —