Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/168

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restate più oltre alla porta,» ripigliò il vecchio; «forse ve ne avverrebbe qualche male. Soddisferò alla vostra curiosità con comodo, e vi dirò la ragione per cui è d’uopo prendiate tale precauzione. —

«Il principe non se lo fece dire due volte; entrò e sedè presso il vecchio: ma siccome questi aveva compreso, dal racconto della sua disgrazia, che il giovane aveva bisogno di cibo, gli presentò subito di che ristorar le forze, e quantunque Beder lo avesse pregato di spiegargli il motivo della precauzione presa di farlo entrare, non volle nonostante dirgli nulla finchè non ebbe finito il pasto, temendo che le cose disgustose, cui doveva palesargli, non gl’impedissero di mangiar tranquillamente. Infatti, quand’ebbe veduto che più non mangiava: — Dovete ringraziar bene Iddio,» gli disse, «d’essere giunto fino a casa mia senza verun sinistro incontro. — E perchè mai?» soggiunse Beder, agitato e spaventato. — Dovete sapere,» rispose il vecchio, «che questa chiamasi la città degli Incantesimi, ed è governata non già da un re, ma da una regina; questa, la quale è la più bella creatura del suo sesso di cui siasi mai udito parlare, è maga anch’essa, ma la più insigne e pericolosa che si possa conoscere. Ve ne convincerete quando vi sarà noto che tutti quei cavalli, quei muli, ed altri animali da voi veduti, sono altrettanti uomini come noi, ch’ella ha così trasformati per mezzo dell’arte sua diabolica. Quanti bei giovani entrano nella città sono arrestati da gente appostata da lei, e per amore o per forza condotti davanti alla malvagia. Li riceve essa con cortesi accoglienze, li accarezza, li invita alla propria mensa, li alloggia magnificamente, e prodiga loro tante facilità onde persuaderli che li ama, che non trova difficoltà a riuscirvi; ma non li lascia poi a lungo godere della pretesa loro felicità: non avvene uno ch’ella non trasformi, a