Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/173

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infinitamente obbligato a vostra maestà di tutte le bontà che sì degna avere per me, e dell’onore che vuol fare a mio nipote. Egli non è degno di avvicinarsi a sì grande regina: supplico vostra maestà a permettere ch’egli se ne dispensi.

«— Abdallah,» replicò la regina, «io mi era lusingata che mi amaste di più, e non avrei mai creduto che doveste darmi un segno sì evidente del poco conto in cui tenete le mie preghiere. Ma giuro di nuovo pel fuoco e per la luce, ed anche per quanto v’ha di più sacro nella mia religione, che non passerò oltre, se non abbia vinta la vostra ostinazione. Comprendo benissimo ciò che vi dà pena; ma vi prometto che non avrete il minimo argomento di pentirvi d’avermi così sensibilmente favorita. —

«Il vecchio Abdallah sentì una mortificazione inesprimibile, tanto per sè come per Beder, d’essere costretto a cedere alle volontà della regina. — Madama,» ripigliò egli, «non voglio che vostra maestà abbia motivo di nutrire sì cattiva opinione del rispetto che ho per lei, nè del mio zelo in contribuire a tutto ciò che può recarle piacere. Ho tutta la fiducia nella sua parola, e non dubito che non m’abbia a mantenerla. La supplico soltanto a differire un tanto onore a mio nipote fino al primo giorno ch’ella tornerà a passare. — Sarà dunque domani,» rispose la regina. E dicendo queste parole, chinò la testa per dimostrargli l’obbligazione che gli aveva, e riprese la via del suo palazzo.

«Quando la regina Laba ebbe finito di passare con tutta la pompa che l’accompagnava: — Figliuolo,» disse a Beder il buon Abdallah, ch’erasi avvezzato a chiamarlo così onde non farlo conoscere parlandogli in pubblico, «non ho potuto, come voi medesimo vedeste, ricusare alla regina ciò ch’ella mi ha chiesto colla vivacità, di cui foste testimonio,