Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/175

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nomo male, quando fosse tanto perfida da osare d’intraprenderlo. Potete fidarvi di me, e purchè seguiate esattamente i consigli che vi darò prima di consegnarvi a lei, vi garantisco che non avrà su voi maggior possanza che non ne abbia sopra di me. —

«Non mancò la regina maga di passare l’indomani davanti alla bottega del vecchio Abdallah, colla medesima pompa del giorno precedente, ed il vecchio l’aspettava con molto rispetto — Buon padre,» gli diss’ella fermandosi, «dovete giudicare dell’impazienza in cui sono d’aver presso di me vostro nipote, dalla mia esattezza nel venire a rammentarvi di mantenere la promessa che mi faceste. So che siete uomo di parola, e non voglio credere che abbiate cangiato di sentimento. —

«Abdallah, il quale erasi prosternato a terra, appena aveva veduto avvicinarsi la regina, si rialzò tosto che quella ebbe finito di parlare; e siccome non voleva che alcuno intendesse ciò che doveva dirle, si avvicinò rispettosamente fino alla testa del suo cavallo, e parlandole sottovoce: — Potente regina,» le disse, «son persuaso che vostra maestà non prenderà in mala parte la difficoltà che feci fin da ieri di affidarle mio nipote: ella medesima avrà di certo compreso il motivo che n’ebbi. Voglio però cederglielo oggi, ma la prego di degnarsi di mettere in obblio tutti i segreti di quella scienza maravigliosa ch’ella in sovrano grado possiede. Considero mio nipote come mio proprio figliuolo, e vostra maestà mi metterebbe alla disperazione, se ella agisse con lui in altro modo di quello ch’ebbe la bontà di promettermi.

«— Ve lo prometto di nuovo,» ripigliò la regina, «e vi ripeto, col medesimo giuramento di ieri, che avrete amendue ogni motivo di lodarvi di me. Ben veggo di non esservi ancora abbastanza nota,»