Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/181

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vane, talchè, senza aver riguardo alla sua qualità, lo abbracciò con tenerezza, ed il principe gli corrispose nella medesima guisa, affinchè niuno dubitasse ch’ei non gli fosse nipote. Sedutisi quindi l’uno accanto all’altro: — Ebbene,» domandò Abdallah al re, «come vi trovaste, e come vi trovate ancora con quella infedele, con quella maga?

«— Finora,» rispose Beder, «posso dire ch’essa ebbe per me ogni sorta di riguardi immaginabili, e tutta la considerazione e la premura possibile per meglio persuadermi d’amarmi immensamente. Ma stanotte ho notato una cosa che mi diede giusto motivo di sospettare non essere tutto ciò ch’ella ha fatto se non pure dissimulazione. Mentre credeva ch’io dormissi profondamente, sebbene fossi desto, mi avvidi che si allontanava da me con molta precauzione, e si alzò: questa precauzione, invece di farmi riaddormentare, mi spronò ad osservarla, fingendo però sempre di dormire.» E continuando il discorso, gli raccontò come e con quali circostanze le avesse veduto fare la focaccia, e terminando: «Fin a quel punto,» soggiunse, «confesso di avervi quasi dimenticato, con tutti gli avvertimenti onde mi foste cortese intorno alle sue malizie; ma quest’azione mi fa temere ch’ella non mantenga nè la parola che v’ha dato, nè i suoi solenni giuramenti. Ho pensato subito a voi, e mi stimo felice perchè ella m’abbia permesso di venire a trovarvi con maggior facilità che non mi fossi aspettato.

«— Nè v’ingannaste,» rispose il vecchio Abdallah, con un sorriso manifestante come non avesse neppur egli creduto, ch’ella dovesse operare diversamente; «nulla è capace d’obbligare la perfida a correggersi. Ma non temete, so il mezzo di fare in guisa che il male che vuol recarvi ricada su lei. Siete entrato molto a proposito in sospetto, e non