Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/199

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«I mercanti ricevettero Ganem con molta cortesia, ed il loro capo o sindaco, al quale alla prima s’indirizzò, prese e comprò tutto il pacco al prezzo notato sul cartellino attaccato ad ogni pezza di stoffa. Continuò poscia Ganem questo negozio con tanta fortuna, che vendette tutte le mercanzie da lui ogni giorno portate.

«Gliene restava una sola balla, che aveva fatto levare dal magazzino e portare a casa, quando, andato un giorno al luogo pubblico, trovò chiuse tutte le botteghe. La cosa gli parve straordinaria, e chiestone la cagione, gli fu detto esser morto uno de’ primi mercanti, a lui non ignoto, e che tutti i suoi confratelli, secondo l’uso, erano andati al suo funerale.

«Ganem s’informò della moschea, ove doveansi fare le preci, e da cui il corpo dovea trasferirsi al luogo della sepoltura; quando gli fu insegnata, rimandò lo schiavo col pacchetto delle merci, e recossi alla moschea. Giunse mentre la preghiera non era ancor finita, e la si faceva in una sala tutta addobbata di raso nero. Se ne levò il cadavere, che il parentado, accompagnato dai mercanti e da Ganem, seguì fino al sepolcro, che stava fuor della città e molto lontano. Era un edificio di pietra a foggia di cupola, destinato a ricevere le spoglie di tutta la famiglia del defunto; ed essendo assai piccolo, vi aveano tutto all’intorno erette molte tende, affinchè ciascuno vi stesse al coperto durante la cerimonia. Aperta la tomba, vi deposero il cadavere, e si tornò a rinchiuderla. Indi l’imano e gli altri ministri della moschea sedettero in circolo su tappeti sotto la tenda principale, e recitarono il resto delle preci, facendo pure lettura de’ capitoli del Corano prescritti pel seppellimento degli estinti. I parenti ed i mercanti, ad esempio de’ ministri, sedettero in circolo dietro a loro.