Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/204

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più cortese del mondo. — Signora,» le disse, «non vi posso esprimere se non debolmente la gioia che provo di essermi trovato qui per rendervi il servigio che vi feci, e potervi offrire tutti i soccorsi, de’ quali avete bisogno, nello stato in cui vi trovate. —

«Per impegnare la signora a riporre tutta la fiducia in lui, le disse primieramente chi fosse, e per qual caso si trovasse in quel cimitero. Le raccontò poi l’arrivo dei tre schiavi ed in qual modo avessero sepolta la cassa. La dama, la quale erasi coperta il volto col velo alla presenza di Ganem, si sentì vivamente commossa per l’obbligazione che gli doveva. — Ringrazio Iddio,» gli disse, «d’avermi mandato un uomo onesto come voi per iscamparmi dalla morte. Ma poichè cominciaste opera tanto caritatevole, deh! non lasciatela, ve ne scongiuro, imperfetta. In grazia, andate alla città a cercar un mulattiere che venga colla sua bestia a prendermi, e mi trasporti a casa vostra entro questa medesima cassa; poichè se venissi con voi a piedi, essendo il mio vestito diverso da quello delle dame della città, qualcuno potrebbe osservarmi e seguirmi; cosa che per me è dell’ultima importanza di evitare. Quando sarò in casa vostra, saprete chi sono dal racconto che vi farò della mia storia, e frattanto siate persuaso che non avrete obbligato un’ingrata. —

«Prima di lasciare la dama, il giovane mercante cavò la cassa dalla fossa; colmò questa di terra, ripose in quella la donna, e ve la chiuse in modo da non parere che la serratura fosse rotta. Ma temendo non vi soffocasse, non rinchiuse esattamente la cassa, onde lasciarvi penetrar l’aria. Uscendo quindi dal cimitero, si tirò dietro la porta; e siccome quella della città era già aperta, trovò in breve l’uomo che cercava, e tornato subito al cimitero, aiutò il mulattiere a caricare la cassa sul mulo; e per to-