Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/205

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gliergli ogni sospetto, gli disse d’essere arrivato la notte con un altro mulattiere, il quale, frettoloso di andarsene, avevala scaricata nel cimitero.

«Ganem, il quale, dal suo arrivo a Bagdad, non erasi occupato se non de’ suoi affari, non aveva ancora provato la potenza d’amore. Ne sentì allora i primi strali, non avendo potuto vedere la donna senza restarne abbagliato; e l’inquietudine da cui si sentì agitato, seguendo da lungi il mulattiere, ed il timore che non accadesse per istrada qualche caso che perdere gli facesse la sua conquista, gl’insegnarono a comprendere i suoi sentimenti. Estrema fu la sua gioia, quando, giunto felicemente a casa, vide deposta in sicuro la cassa. Congedò il mulattiere, e fatta chiudere da uno schiavo la porta della casa, aprì il forziere, aiutò la dama ad uscirne, e presentatale la mano, la condusse nel suo appartamento, compiangendola per quello che aveva dovuto soffrire in sì angusta prigione. — Se ho sofferto,» diss’ella, «ne sono ben indennizzata da ciò che faceste per me, e pel piacere che provo nel vedermi in sicuro. —

«L’appartamento di Ganem, per quanto riccamente ammobigliato, attrasse meno gli sguardi della dama, che non la statura ed il bell’aspetto del suo liberatore, la cui gentilezza e le maniere cortesi le ispirarono una viva riconoscenza. Sedette sur un sofà, e per cominciare a far conoscere al mercante quanto fosse sensibile al servigio ricevuto, si levò il velo. Ganem, da parte sua, sentì tutto il valore della grazia che una dama così amabile gli faceva mostrandosegli a faccia scoperta, o a meglio dire s’avvide di sentir già per lei una violenta passione; e per quanta obbligazione gli avesse, si credè troppo ricompensato da sì prezioso favore.

«Indovinò la signora i sentimenti di Ganem, e non se ne inquietò, poichè le parve rispettosissimo. Al-