Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/214

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«I tre schiavi, ministri della sua vendetta, non ebbero appena portata via la cassa senza sapere ciò che contenesse e senza nemmeno avere nessuna curiosità di conoscerlo, come gente avvezza ad eseguire ciecamente i suoi ordini, ch’essa cadde in preda ad una crudele inquietudine. Mille importune riflessioni vennero a turbarne il riposo, talchè non potendo gustare le dolcezze del sonno, passò la notte meditando ai mezzi di celare il suo delitto. — Il mio sposo,» diceva, «ama Tormenta più che non abbia mai amato alcuna delle sue favorite. Che cosa gli risponderò al suo ritorno, quando mi chiederà di lei?» Le passarono per la mente vari strattagemmi, ma non n’era contenta: vi trovava sempre difficoltà, nè sapeva come decidersi. Aveva ella presso di sè una vecchia dama che avevala educata fino dalla più tenera infanzia; la fece venire allo spuntar del giorno, e confidatole il fatal segreto: — Mia buona madre,» le disse, «voi mi avete sempre assistito co’ vostri buoni consigli; se mai n’ebbi bisogno, è in quest’occasione, in cui si tratta di calmarmi lo spirito agitato da un turbamento mortale, e darmi il mezzo di contentare il califfo. —

«— Mia cara padrona,» rispose la vecchia dama, «sarebbe stato molto meglio che non vi foste posta nell’imbarazzo, in cui siete; ma siccome la cosa è fatta, non occorre parlarne più. Ora dobbiamo pensare al mezzo di deludere il Commendatore de’ credenti, ed io sono di parere che facciate lavorare in fretta un pezzo di legno in forma di cadavere; lo avvolgeremo di cenci, e dopo averlo chiuso in un feretro, lo faremo sotterrare in qualche sito del palazzo; poscia, senza perder tempo, farete erigere un mausoleo di marmo a cupola sul luogo della sepoltura, ed innalzare un catafalco che farete coprire di drappo nero, con accompagnamento di grandi candelabri e grossi ceri tutto all’intorno. V’ha un’altra cosa,» prose-