Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/217

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sorte alla mia, e venir con me lungi di qui a regnare sul mio cuore! Ma dove mi spinse un troppo dolce trasporto? Non penso che siete nata per fare la felicità del più potente principe della terra, e che il solo Aaron-al-Raschid è degno di voi. Quand’anche foste capace di sacrificarmelo, quando pure voleste seguirmi, vorrei io acconsentirvi? No, devo ricordarmi di continuo che quanto appartiene al padrone, è vietato allo schiavo. —

«L’amabile Tormenta, benchè sensibile ai teneri moti ch’egli faceva apparire, seppe vincersi a segno di non rispondergli. — Signore,» gli disse, «non possiamo impedire a Zobeide di trionfare. Sono poco sorpresa dell’artificio di cui ella si serve per coprire il suo misfatto; ma lasciamola fare: mi lusingo che cotal trionfo sarà in breve seguito da dolore. Tornerà il califfo, e noi troveremo il mezzo d’informarlo segretamente dell’accaduto. Frattanto prendiamo maggiori precauzioni che mai, affinchè ella non possa sapere ch’io vivo; già ve ne palesai le conseguenze. —

«Dopo tre mesi, il califfo tornò a Bagdad, glorioso e vincitore di tutti i suoi nemici. Impaziente di rivedere Tormenta, e farle omaggio de’ nuovi suoi allori, entra nel palazzo, e maravigliando di trovare tutti gli ufficiali che vi aveva lasciati vestiti a lutto, ne fremette senza saperne il motivo, e l’emozione sua raddoppiò, quando, nel giungere alle stanze di Zobeide, vide la principessa che gli veniva incontro pure in lutto, al par di tutte le donne che la seguivano. Chiese subito con grande agitazione la cagione di quel corrotto. — Commendatore de’ credenti,» rispose Zobeide, «l’ho vestito per Tormenta, vostra schiava, la quale è morta in sì poco tempo, che non fu possibile recare verun rimedio al suo male.» Voleva proseguire, ma il califfo non le ne diede il tempo; estremamente colpito da quella notizia, man-