Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/216

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mia buona madre,» le disse tutta trasportata dalla gioia, «quanto vi debbo essere grata! Non mi sarei immaginata mai un espediente così ingegnoso. Non può mancare di riuscire, e sento che comincio a riprendere la mia tranquillità. Mi rimetto dunque in voi per la cura del pezzo di legno, e corro a dar ordine al resto. —

«La figura fu preparata con tutta la sollecitudine che Zobeide seppe desiderare, e portata quindi dalla vecchia medesima nella camera di Tormenta, ove l’adornò come un estinto, e la mise in una bara; poi Mesrur, rimasto anch’esso ingannato, fece levare il feretro ed il fantoccio di Tormenta, che fu sotterrato con le cerimonie consuete nel sito indicato da Zobeide, in mezzo al pianto che versavano le donne della favorita, fra cui quella che avevale recata la fatal bevanda, incoraggiava le altre colle sue grida e coi lamenti.

«Nello stesso giorno, Zobeide fece venire l’architetto del palazzo e delle altre case del califfo, e dietro gli ordini ch’essa gli diede, il mausoleo fu finito in brevissimo tempo. Signore tanto potenti quanto eralo la sposa d’un principe che comandava dal levante al ponente, sono sempre obbedite appuntino nell’esecuzione delle loro volontà. Prese quindi tosto il lutto con tutta la corte, essendo così cagione che la nuova della morte di Tormenta si diffondesse per la città.

«Ganem fu degli ultimi a saperlo, poichè, come già dissi, non usciva quasi mai di casa. Pure ne venne un giorno in cognizione, ed allora: — Madama,» disse alla bella favorita del califfo, «in Bagdad vi credono morta, e non dubito che Zobeide stessa non ne sia persuasa. Benedico il cielo d’essere cagione e felice testimonio che vedete; e volesse Iddio che, approfittando di questo falso romore, voleste legare la vostra