Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/219

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«Il califfo, credendosi obbligato a rendere qualche dovere alla favorita, mandò a chiamare i ministri della religione, quelli del palazzo ed i lettori del Corano; e mentre si occupavano a radunarli, rimase nel mausoleo, ove bagnò di lagrime la terra che copriva il simulacro dell’amante. Giunti che furono i ministri, Aaron si mise dinanzi al catafalco, ed essi si disposero a lui intorno, recitando lunghe preci; poi si lessero parecchi capitoli del Corano.

«Si ripetè la stessa cerimonia per lo spazio d’un mese, la mattina ed il dopo pranzo, e sempre alla presenza del califfo, del gran visir Giafar e dei primari officiali della corte, tutti vestiti a lutto, al par del califfo, il quale, per tutto quel tempo, non cessò di onorare delle sue lagrime la memoria di Tormenta, nè volle udir parlare d’affari.»


NOTTE CCLXXII


Scheherazade, volgendo la parola al sultano delle Indie, così continuò:

— Sire, l’ultimo giorno del mese, le preci e la lettura del Corano durarono dalla mattina fino all’alba del dì dopo, e finalmente, terminato tutto, ciascuno si ritirò a casa. Aaron-al-Raschid, stanco da sì lunga veglia, andò a riposare nel suo appartamento, ed addormentossi sur un sofà, fra due dame del palazzo, le quali, sedute una al capezzale e l’altra appiè del letto, occupavansi, durante il di lui sonno, a lavori di ricamo, rimanendo in silenzio.

«Quella che stava a capo del letto e chiamavasi Alba del Giorno (1), vedendo il califfo addormentato,

  1. Nuronnihar.