Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/220

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disse sottovoce all’altra dama: — Stella Mattutina (1),» (chè tale n’era il nome) «vi sono grandi novelle. Il Commendatore de’ credenti, nostro caro signore e padrone, proverà immensa contentezza svegliandosi, quando saprà ciò che gli debbo dire. Tormenta non è morta; trovasi anzi in perfetta salute. — Oh cielo!» sclamò subito Stella Mattutina, esultante di gioia; «sarebbe mai possibile che la bella, la vezzosa, l’incomparabile Tormenta fosse ancora al mondo?» Stella Mattutina proferì queste parole con tal vivacità ed a voce sì alta, che il califfo si destò, e chiese perchè gli avessero interrotto il sonno. — Ah, signore!» riprese Stella Mattutina; «perdonate alla mia indiscrezione. Non ho saputo udire tranquillamente che Tormenta viveva ancora, e ne provai un trasporto che non potei moderare. — Oimè! che fu dunque di lei,» disse il califfo, «se è vero che non sia morta? — Commendatore de’ credenti,» rispose Alba del Giorno, «ricevetti stasera, da uno sconosciuto, un biglietto senza firma, ma scritto di propria mano di Tormenta, la quale m’informa della triste sua avventura, e m’ordina di istruirvene. Aspettava, per adempire alla mia commissione, che vi foste riposato alquanto, stimando che doveste averne bisogno dopo la fatica, e.... — Date, datemi quel viglietto,» interruppe precipitosamente il califfo; «mal a proposito avete differito di consegnarmelo. —

«Alba del Giorno gli presentò tosto il biglietto, ed egli l’aprì con molta impazienza. Tormenta vi narrava minutamente tutto l’occorso, ma estendevasi un po’ troppo sulle cure che Ganem erasi preso di lei. Il califfo, naturalmente geloso, invece d’essere commosso dell’inumanità di Zobeide, non fu sensibile

  1. Nagmates Sebi.