Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/264

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cità il nuovo sogno da lui fatto. — In verità, figliuolo,» disse la regina sorridendo, «ecco un vecchio assai ostinato: non è contento d’avervi corbellato due volte; sentite voglia di fidarvene ancora? — No, signora,» rispose Zeyn; «non credo menomamente a ciò che m’ha detto, ma voglio per curiosità visitare il gabinetto di mio padre. — Oh! me l’immaginava,» sclamò la regina, prorompendo in una risata; «andate pure, figliuol mio, contentate le vostre brame. Ciò che mi consola è che la cosa non è poi tanto faticosa quanto il viaggio d’Egitto.

«— Or bene, madama,» ripigliò il re, «devo confessarlo, questo terzo sogno mi restituì la mia fiducia; esso si collega ai due altri. Poichè insomma, esaminando tutte le parole del vecchio, egli mi ha prima ordinato di recarmi in Egitto; ivi mi disse d’avermi fatto fare quel viaggio soltanto per provarmi. ««Torna a Balsora,» mi disse poscia; «è là che troverai i tesori.»» Questa notte ei venne a palesarmi precisamente il sito dove si trovano. Questi tre sogni, mi sembra, sono in relazione fra loro; non hanno nulla d’equivoco, e non c’è nessuna circostanza che imbarazzi. Possono, è vero, essere chimerici; ma preferisco fare una ricerca vana, anzichè rimproverarmi per tutta la vita d’aver perduto forse grandi ricchezze, facendo mal a proposito lo spirito forte. —

«Ciò detto, uscì dall’appartamento della madre, si fece dare una zappa, ed entrato solo nel gabinetto del defunto re, si mise a scavare, e levò più della metà dai mattoni del pavimento, senza scoprire la minima ombra di tesoro. Tralasciò il lavoro per riposare un istante, dicendo fra sè: — Temo davvero che mia madre non abbia avuto ragione di beffarsi di me.» Nondimeno, ripreso coraggio, continuò il suo lavoro, nè ebbe motivo di pentirsene, scoprendo d’improvviso una pietra bianca, sollevata la quale, vi trovò sotto una porta chiusa da un catenaccio d’acciaio...»