Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/265

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La notte seguente, Scheherazade, volgendo la parola al sultano suo sposo:


NOTTE CCLXXVIII


— Sire,» disse, «Zeyn ruppe a colpi di zappa ed aprì la porta, la quale ricopriva una scala di marmo bianco. Acceso tosto un lume, discese per quella scala in una camera col pavimento di porcellana della China, e dove le pareti e la soffitta erano di cristallo; ma egli si mise particolarmente a guardare quattro palchi, su ciascuno dei quali stavano dieci anfore di porfido. Immaginando che fossero piene di vino: — Buono,» disse; «quel vino dev’essere molto vecchio; non dubito che non sia squisito.» Si avvicinò ad una di quelle anfore, ed alzatone il coperchio, vide con altrettanta sorpresa che gioia, ch’era piena di monete d’oro. Visitò le altre ad una ad una, e le trovò piene di zecchini. Presone allora una manata, la recò alla regina.

«Rimase quella principessa in uno sbalordimento che ognun si potrà immaginare, quanto sentì il racconto che il re le fece di tutto ciò che aveva veduto. — Oh figlio! «sclamò allora; «guardatevi dal dissipare follemente tutte queste dovizie, come già faceste di quelle del tesoro reale! Non abbiano i vostri nimici motivo di rallegrarsene. — No, signora,» rispose Zeyn; «vivrò ormai in un modo che vi farà contenta. —

«La regina pregò il figliuolo di condurla in quello stupendo sotterraneo, dal defunto suo marito fatto fare con tal segretezza, ch’ella non ne aveva mai udito parlare. Zeyn la condusse nel gabinetto, ed aiutatala a discendere la scala di marmo, la fece en-