Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/271

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apparir vi possa la sua figura, e qualunque cosa straordinaria possiate notare, non dite nulla; poichè vi avverto che se proferiste una sola parola quando saremo imbarcati, la nave sprofonderà sott’acqua. — Saprò ben tacere,» disse il principe. «Non avete che a prescrivermi tutto ciò che debbo fare, e lo eseguirò puntualmente. —

«Così parlando, scorse d’improvviso sul lago un battello di legno di sandalo rosso, coll’albero d’ambra fina ed una banderuola di raso turchino. Eravi dentro un solo barcaiuolo, la cui testa somigliava a quella d’un elefante, ed il corpo aveva la forma d’una tigre. Accostatosi lo schifo al principe ed a Mobarec, il navicellaio li prese colla proboscide l’un dopo l’altro, e li depose nella barca, traghettandoli quindi in un istante dall’altra parte del lago. Li ripigliò colla proboscide, e depostili sulla riva, disparve subito colla barca.»

Schahriar ascoltava con avidità Scheherazade, quando l’alba venne ad interrompere il piacevol racconto; ella lo ripigliò la notte seguente con grande giubilo della sorella e del sultano dell’Indie.


NOTTE CCLXXX


— «Sire, ora possiamo parlare,» disse Mobarec. «L’isola nella quale siamo, è quella del re de’ Geni: non ve n’ha una simile in tutto il resto del mondo. Guardate da tutte le parti, principe: vedeste un più delizioso soggiorno? Certo è questo la vera immagine del luogo incantevole che Iddio destina ai fedeli osservatori della nostra legge. Guardate i campi adorni