Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/270

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cedere a’ vostri desiderii; ma voi ignorate tutti i pericoli che convien correre per fare simile preziosa conquista. — Qualunque ne sia il pericolo,» replicò il principe, «ho deciso di sfidarlo. Vi perirò o riescirò. Tutto ciò che succede, è opera di Dio. Accompagnatemi soltanto, e la vostra fermezza sia eguale alla mia. —

«Mobarec, vedendolo determinato a partire, chiamò i servi, ed ordinò loro di preparare gli equipaggi. Poscia, fatta amendue l’abluzione e la preghiera di precetto chiamata Farz (1), si posero in cammino. Notarono per via un’infinità di cose rare e portentose, e camminando per vari giorni, giunsero infine in un delizioso soggiorno, ove smontarono di cavallo. Allora Mobarec disse a tutti i servi che lo seguivano: — Fermatevi in questo luogo, e custodite con cura gli equipaggi fino al nostro ritorno.» Poi, voltosi a Zeyn: «Andiamo, signore, inoltriamoci noi soli; siamo vicini al luogo terribile, in cui si custodisce la nona statua: avrete d’uopo del vostro coraggio. —

«Giunti in breve alla sponda d’un vasto lago, Mobarec sedè sulla riva, dicendo al principe: — Bisogna che varchiamo questo mare. — E come potremo passarlo,» rispose Zeyn, «se non abbiamo battelli? — Ne vedrete comparire uno sul momento,» rispose Mobarec; «il battello incantato del re de’ Genii sta per venire a prenderci; ma non dimenticate quello che sono per dirvi: è d’uopo osservare un profondo silenzio; non parlate al navicellaio, per quanto strana

  1. Non v’ha preghiera propriamente chiamata Farz. I Maomettani comprendono sotto tal nome i doveri di diritto divino, e che sono di assoluta necessità per rendersi grati a Dio ed al suo Profeta, come sarebbero l’orazione, l’elemosina, il digiuno, ecc.