Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/305

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di quei perfidi; «appena il re saprà che questo straniero, cui ama tanto, è suo figliuolo, e ch’ebbe la forza di atterrare egli solo un gigante, che noi tutti uniti non potemmo vincere, lo colmerà di carezze, gli farà mille lodi, e lo dichiarerà proprio erede a spese di tutti gli altri suoi figli, che saranno costretti a prosternarsi davanti al loro fratello ed obbedirgli. —

«A simili parole altre ne aggiunse che fecero tanta impressione su quegli spiriti gelosi, che andati sul momento alla tenda ove Kodadad dormiva, lo trafissero di mille pugnalate, e lasciatolo esangue tra le braccia della principessa, subito partirono per restituirsi alla città di Harran, in cui giunsero alla domane.

«Il loro inaspettato ritorno produsse tanta maggior gioia al re loro padre, in quanto che disperava di rivederli. Chiesta ad essi la cagione del ritardo, ben si guardarono dal dirgliela, e non facendo alcuna menzione del negro, nè di Kodadad, sol dissero che non avevano potuto resistere alla curiosità di vedere il paese, ed eransi fermati in varie città vicine.

«Intanto Kodadad, immerso nel proprio sangue e pari ad un estinto, stava sotto la tenda colla consorte, che non pareva da compiangersi meno di lui. Riempiva l’aria di lamentevoli strida, strappavasi i capelli, e bagnava di lagrime il cadavere del marito. — Ah, Kodadad!» sclamava ad ogni momento; «mio caro Kodadad, sei tu che veggo sul punto di spirare? Quali mani crudeli ti ridussero in tale stato? Dovrò credere i tuoi propri fratelli autori di sì spietato assassinio, quei fratelli che salvasti col tuo valore? No, sono piuttosto demoni che, sotto lineamenti sì cari, vennero a rapirti la vita. Ah, barbari! chiunque siate, come mai poteste pagare di tanta ingratitudine il servigio ch’egli vi ha reso? Ma perchè pren-