Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/307

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

283

«Il chirurgo parlò con tanta eloquenza, che persuase la principessa; gli raccontò questa le sue avventure, e quand’ebbe finito, il chirurgo soggiunse: — Signora, poichè le cose sono così, permettete vi supplichi di non abbandonarvi al vostro cordoglio; piuttosto armatevi di costanza, e fate ciò che il nome ed il dovere d’una sposa da voi esigono: dovete vendicare vostro marito. Son pronto, se desiderate, a servirvi di scudiero. Andiamo alla corte del re di Harran: è un principe buono ed equo; non avete che a dipingergli con vivi colori il trattamento usato dai fratelli a Kodadad, e sono persuaso ch’egli vi farà giustizia. — Cedo alle vostre ragioni,» rispose la principessa; «si, devo intraprendere la vendetta di Kodadad, e poichè siete tanto cortese e generoso di volermi accompagnare, eccomi pronta alla partenza.» Presa tal risoluzione, il chirurgo fece tosto allestire due camelli, sui quali la principessa ed egli si misero in viaggio per alla volta della città di Harran.

«Andati a smontare al primo caravanserraglio che trovarono, chiesero all’albergatore notizie della corte. — Vi regna,» rispose colui, «una grandissima inquietudine. Il re aveva un figlio, il quale rimase incognito assai tempo presso di lui, e non si sa poi cosa ne sia stato. Una moglie del re, chiamata Piruzè, n’è la madre, la quale fece fare, ma indarno, mille indagini. Tutti sono dolenti della perdita di questo principe, giovane di molto merito. Il re ha quarantanove altri figli, tutti nati da madre diversa; ma non ve n’ha uno solo che abbia virtù bastante per consolare il re della morte di Kodadad. Dico la morte, essendo impossibile che viva ancora, se non riuscì trovarlo malgrado tutte le ricerche che se ne fecero. —

«Sul rapporto dell’oste, giudicò il chirurgo che la principessa di Deryabar non avesse altro partito da