Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/314

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recare qualche sollievo al tuo male, pel fendente delle nostre scimitarre e per l’umano valore, ti faremmo rivedere la luce del giorno; ma il re de’ re ha comandato, e l’angelo della morte obbedì. —

«Ciò detto, ritiraronsi per dar luogo a cento vecchi, tutti montati su mule nere, i quali portavano lunghe barbe bianche. Erano solitari che, nel corso della loro vita, tenevansi nascosti nelle spelonche, nè mostravansi mai alla vista degli uomini se non per assistere ai funerali dei re di Harran e dei principi della loro casa. Portavano quei venerabili vecchioni un grosso libro ciascuno sulla testa, tenendolo fermo con una mano; fecero tre volte il giro del mausoleo senza schiuder labbro, e fermatisi poi alla porta, uno di loro proferì queste parole:

«— O principe! che cosa possiamo fare per te? Se, mediante la preghiera o la scienza, ti potessimo restituire la vita, stropicceremmo le nostre canute barbe a’ tuoi piedi, recitando orazioni; ma il re dell’universo ti ha rapito per sempre. —

«Que’ vecchioni, parlato in tal modo, allontanaronsi dal sepolcro, e subito cinquanta leggiadrissime giovanotte se ne avvicinarono, ognuna montata sur un picciolo cavallo bianco. Erano senza veli, e portavano canestrini d’oro pieni d’ogni sorta di pietre preziose. Girarono anch’esse tre volte intorno al funebre edificio, e fermatesi quindi nel medesimo sito degli altri, la più giovane prese la parola, e disse:

«— O principe, una volta così bello! qual soccorso puoi tu aspettarti da noi? Se potessimo co’ nostri vezzi renderti la vita, ci faremmo tue schiave; ma tu non sei più sensibile alla beltade, nè hai più bisogno di noi. —

«Ritiratesi le fanciulle, il re ed i cortigiani si alzarono, e fecero tre volte il giro del mausoleo; poi il re così parlò: