Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/33

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pronto a mettere alla vela, i principi andarono una mattina dal monarca a prendere commiato, prima d’imbarcarsi. Mentre facevano i loro complimenti e ringraziavano il re della sua bontà, si sentì gran tumulto per tutta la città, e nel tempo medesimo giunse un officiale ad annunciare che avvicinavasi un grosso esercito, e che niuno sapeva con quali intenzioni venisse.

«Nell’agitazione che quella spiacevole nuova mise al re, Amgiad prese a dirgli: — Sire, sebbene io abbia appena rassegnata nelle mani di vostra maestà la carica di primo ministro, della quale mi aveva onorato, son pronto nonostante a prestarle ancora i miei servigi, e la supplico perciò a voler permettere ch’io voli a vedere chi sia questo nemico, che viene ad attaccarvi nella vostra capitale senza avervi dichiarata preventivamente la guerra.» Il re ne lo pregò, ed ei partì sul momento con pochissimo seguito.

«Non istette il principe Amgiad molto tempo a scoprire l’esercito, che gli parve assai grosso, e che sempre avanzava. I forieri, che avevano i loro ordini, lo ricevettero favorevolmente, e lo condussero davanti alla principessa che comandava a quelle schiere, la quale si fermò con tutto l’esercito per parlargli. Il principe Amgiad le fece una profonda riverenza, e quindi le chiese se veniva come amica o nemica; e nel caso che venisse come nemica, qual motivo di lagnanze avesse contro il re suo padrone.

«— Vengo in qualità di amica,» rispose la principessa, «e non ho alcun soggetto di malcontento contro il re de’ Magi. Sono i suoi stati ed i miei situati in guisa, ch’è difficile possiamo aver mai tra noi differenza veruna. Vengo soltanto a domandare uno schiavo chiamato Assad, che mi fu rapito da un capitano di questa città, per nome Behram, il più insolenle degli uomini; e spero che il vostro re mi farà giustizia quando saprà ch’io sono Margiana.