Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/34

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«— Potente regina,» ripigliò Amgiad, «io sono il fratello di quello schiavo che cercate con tanta premura. L’aveva perduto, e l’ho ritrovato. Venite, ve lo consegnerò io medesimo, ed avrò l’onore di dirvi il resto. Il re mio signore sarà lieto di vedervi. —

«Mentre l’esercito di Margiana accampavasi per di lei ordine in quel medesimo sito, il principe Amgiad l’accompagnò sino alla città ed al palazzo, dove la presentò al re; quando questa l’ebbe ricevuta come meritava, Assad, che trovavasi presente, e che l’aveva riconosciuta appena era comparsa, le fece i suoi complimenti. Stava ella attestandogli l’allegrezza che provava al rivederlo, quando si venne a riferire al re che un esercito più formidabile del primo scorgevasi da un’altra parte della città.

«Il re de’ Magi, spaventato più della prima volta per l’arrivo d’una seconda armata ancor più numerosa, come ne giudicava ei medesimo dai nembi di polvere che quella sollevava al suo avvicinarsi, e che oscuravano già il cielo: — Amgiad,» sclamò, «com’è questa cosa? Ecco un nuovo avversario che viene ad opprimermi.»

Lo spuntar dell’alba impose silenzio alla sultana, la quale, la notte seguente, ripigliò la parola in questi sensi:


NOTTE CCXXXVII


— Comprese Amgiad l’intenzione del re; balzò tosto a cavallo, corse a briglia sciolta incontro al nuovo esercito, e chiesto ai primi, che trovò, di parlare a quello che lo comandava, fu condotto davanti ad un re, cui egli riconobbe dalla corona che portava in testa. Appena il vide da lontano, smontò, e giunto