Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/337

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

315


persona, e dissimulare così bene, ch’ei non si accorga della menoma cosa che turbar possa il divertimento che intendo prendermi. Va, ritirati; non ho più nulla a prescriverti, e dammi la soddisfazione che ti chieggo. —

«Ritiratosi il gran visir, il califfo passò in un altro appartamento, e coricatosi, diede a Mesrur, capo degli eunuchi, gli ordini da eseguirsi da parte sua, affinchè tutto riuscisse nel modo ch’ei l’intendeva, per incarnare il desiderio di Abu Hassan, e vedere come userebbe del potere e dell’autorità del califfo, nel poco tempo pel quale avevali bramati. Soprattutto gl’ingiunse di non mancar di venire a destarlo all’ora solita, e prima che si svegliasse il giovane, perchè voleva esservi presente.

«Non mancò Mesrur di destare il califfo nel tempo ingiuntogli. Ed appena questi fu entrato nella camera dove Abu Hassan dormiva, si collocò in un piccolo gabinetto elevato d’onde poteva vedere, per una gelosia, tutto ciò che vi accadeva senza essere veduto. Tutti gli officiali e tutte le dame che dovevano assistere al levarsi di Abu Hassan, entrarono nel medesimo tempo, e si disposero ciascuno al solito posto, secondo il proprio grado, ed in gran silenzio, come se fosse stato il califfo quello che doveva alzarsi, e pronti ad adempire alle funzioni cui erano destinati.

«Siccome gli albori del giorno già cominciavano ad apparire, ed era tempo di alzarsi per fare la preghiera precedente lo spuntar del sole, l’officiale che trovavasi più vicino al capezzale del letto, accostò al naso del dormiente una piccola spugna bagnata d’aceto.

«Sternutò subito Hassan volgendo la testa senza aprire gli occhi, e con un piccolo sforzo rigettò un po’ di pituita, che tosto fu raccolta in un baciletto d’oro onde impedire che cadendo sul tappeto, lo guastasse. Era il solito effetto della polvere che avevagli fatto