Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/338

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prendere il califfo, allorquando, in proporzione della dose, cessa, in maggiore o minor tempo, dal produrre il sopore pel quale veniva somministrato.

«Riponendo il capo sul guanciale, Abu Hassan aprì gli occhi, e per quanto glielo permise la fioca luce, si vide in mezzo d’un’ampia camera, magnifica e superbamente addobbata, colla soffitta a più scompartimenti di figure diverse, dipinti alla moresca, ornata di grandi vasi d’oro massiccio, di portiere, e d’un tappeto d’oro e di seta; e circondato da giovani dame, parecchie delle quali portavano varie sorta di musicali strumenti, pronte a suonarli, tutte d’incantevole bellezza, o da eunuchi negri, riccamente vestiti e ritti in piedi con molta modestia. Volgendo lo sguardo sulla coperta del letto, vide ch’era di broccato d’oro col fondo rosso, ricamata di perle e diamanti; vicino al letto, scorse un abito della medesima stoffa e dell’ornato stesso, ed accanto a questo, sopra un cuscino, un berretto da califfo...»

A tali parole, Schcherazade cessò dal racconto; e l’indomani, volgendosi al sultano dell’Indie:


NOTTE CCXCI


— Sire, a tali splendidi oggetti, Abu Hassan trovossi in uno stupore ed in una confusione inesprimibili. Li rimirava tutti come in un sogno: sogno tanto vero a suo riguardo, che desiderava così non fosse. — Buono!» diceva fra sè; «eccomi califfo; ma,» soggiungeva poco dopo, interrompendosi, «non mi devo ingannare: è questo un sogno, effetto del desiderio onde discorreva poco fa col mio ospite.» E rinchiudeva gli occhi come per tornar a dormire.