Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/349

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di ciò che sarà. Non posso però non credere di essere il Commendatore de’ credenti: non v’ha che un Commendatore de’ credenti che possa trovarsi nello splendore in cui sono. Gli onori ed i rispetti che mi furono resi e mi si rendono, gli ordini che ho dati e vidi eseguiti, ne sono prove più che sufficienti. —

«In fine, Abu Hassan tenne per fermo di essere il califfo, e ne fu convinto appieno quando si trovò in una sala magnifica e delle più spaziose, dove l’oro misto ai più vivaci colori, brillava in ogni parte. Sette compagnie di musicanti, tutte più belle le une delle altre, stavano in giro per quella sala; e sette lampadari d’oro, a sette bracciali ciascuno, pendevano da diversi punti della vòlta, dove l’oro e l’azzurro, ingegnosamente commisti, producevano maraviglioso effetto. Nel mezzo stava una mensa coperta di sette enormi piatti d’oro massiccio, che profumavano la sala coll’odore delle spezierie e dell’ambra, ond’erano condite le vivande. Sette giovani dame in piedi, di stupenda bellezza, vestite d’abiti di varie preziose stoffe e dei più vivaci colori, circondavano la tavola, tenendo in mano un ventaglio ciascuna, di cui dovevano servirsi per far aria ad Abu Hassan, mentre trattenevasi a mensa.

«Se mai mortale rimase stupito, fu certo Hassan quando entrò in quella magnifica sala. Ad ogni passo non potea trattenersi dal fermarsi per contemplare a bell’agio tutte le maraviglie che gli si offerivano alla vista, volgendosi ad ogni istante da una parte e dall’altra, con sommo diletto del califfo che l’osservava attentamente. In fine, avanzatosi fino in mezzo, sedè a tavola. Subito le sette belle dame, che vi stavano intorno, si misero ad agitare tutte insieme i loro ventagli per far aria al nuovo califfo, il quale, guardandole ad una ad una, dopo aver ammirata la grazia colla quale adempivano a quell’ufficio, disse loro,