Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/357

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do si trovò in casa sua, dopo aver fruito un momento del supremo potere. — Sire,» ripigliò Scheherazade, «questo lo conoscerete la notte seguente.»


NOTTE CCXCIV


— Lo schiavo, preso l’addormentato, lo portò via per la porta segreta del palazzo, lo rimise in sua casa, come avevagli comandato il califfo, e tornò in fretta a rendergli conto dell’operato. — Abu Hassan,» disse allora il califfo, «desidero d’essere califfo un giorno solo, all’uopo di castigare l’imano della moschea del suo quartiere ed i quattro sceicchi e vecchioni, la cui condotta non gli piaceva: gli ho procurato il mezzo di soddisfarsi, e su questo articolo dev’essere contento. —

«Abu Hassan, rimesso dallo schiavo sul sofà, dormì fino alla domane assai tardi, nè si svegliò se non allorquando la polvere gettata nell’ultimo bicchiere da lui bevuto, ebbe fatto tutto il suo effetto. Allora, aperti gli occhi, fu sorpreso assai trovandosi in casa propria. — Mazzolino di Perle, Stella Mattutina, Alba del Giorno, Bocca di Corallo, Faccia di Luna,» gridò, chiamando le dame del palazzo che avevangli tenuto compagnia, ciascuna pel suo nome, per quanto se ne potè ricordare, «dove siete? Venite, avvicinatevi. —

«Hassan gridava di tutta forza, e sua madre, uditolo fin dal proprio appartamento, accorse al romore, ed entrando nella stanza: — Che avete mai, figliuolo?» gli chiese. «Che cosa vi è accaduto? —

«A tali parole, Abu Hassan alzò la testa, e guatando la madre fieramente e con disprezzo: — Buona