Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/359

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mento, come uomo che rientri in sè per esaminare la verità di quanto vede ed ode: — Credo che abbiate ragione,» disse alla madre qualche momento dopo, quasi destandosi da profondo sonno, senza però cangiar positura; «mi sembra d’essere Abu Hassan, che voi siate mia madre, e ch’io mi trovi nella mia stanza. Ancora una volta,» soggiunse, volgendo gli occhi su tutto ciò che gli si presentava alla vista, «sono Abu Hassan, e non ne dubito più; non capisco come mi sia cacciata questa fantasia nella testa. —

«La madre credette di buona fede che suo figlio fosse guarito dalla perturbazione che gli agitava lo spirito, e ch’ella attribuiva ad un sogno; e preparavasi anzi a riderne con lui e ad interrogarlo intorno a codesto sogno, quando, d’improvviso, egli si mise a sedere sul letto, e guardandola di traverso: — Vecchia strega, vecchia maga,» le disse; «tu non sai quello che ti dica: io non sono tuo figlio, nè tu sei mia madre. T’inganni tu stessa, e vuoi darmela ad intendere. Ti dico che sono il Commendatore dei credenti, e non mi persuaderai del contrario.

«— Per carità, figliuolo, raccomandatevi a Dio, ed astenetevi dal tenere un linguaggio che potrebbe tirarvi addosso qualche disgrazia. Parliamo piuttosto d’altra cosa, e lasciate che vi racconti quanto ieri accadde nel nostro quartiere all’imano della nostra moschea ed a’ quattro sceicchi nostri vicini. Il giudice di polizia li fece prendere, e dopo aver fatto dare in sua presenza non so quante nervate a ciascuno, fece pubblicare da un banditore ch’era quello il castigo di chi immischiavasi negli affari altrui e facevasi un’occupazione di gettar la discordia nelle famiglie de’ vicini. Li fece poscia girare per tutti i quartieri della città col medesimo grido, e proibì loro di rimetter mai più il piede nel nostro rione. —