Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/363

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a farmi perdere, colle tue contraddizioni, il giudizio, sostenendomi ostinatamente che sono tuo figliuolo. Ma non lascerò a lungo impunita la tua malizia.» Sì dicendo, nell’eccesso della sua frenesia, fu tanto snaturato da percuoterla spietatamente col bastone che teneva in mano.»

L’alba invitando il sultano alla preghiera, Scheherazade cessò di parlare; la domane, essa ripigliò in codesti termini:


NOTTE CCXCVI


— Sire, la povera madre, la quale non avea creduto che suo figlio passasse sì presto dalle minacce agli atti, sentendosi battere, si mise a strillare, gridando aiuto a tutta possa, finchè non furono accorsi i vicini; intanto il pazzo non cessava di percuoterla, chiedendole ad ogni colpo: — Sono il Commendatore dei credenti, sì o no?» Al che la buona madre rispondeva sempre queste tenere parole: — Siete mio figlio. —

«Il furore di Hassan cominciava a calmarsi alquanto, allorchè giunsero nella sua stanza i vicini; il primo a presentarsi si pose fra la madre e lui, e strappatogli di mano il bastone: — Che fate mai, Abu Hassan?» gli disse. «Avete perduto il timor di Dio e la ragione? Come mai un buon figlio pari vostro ha osato alzare la mano sopra sua madre? Non vi vergognate di maltrattare in tal guisa la vostra, essa che v’ama con tanta tenerezza? —

«Tutto pieno ancora del suo delirio, il giovane guardò chi gli parlava senza nulla rispondere, volgendo in pari tempo gli occhi smarriti su ciascuno