Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/368

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

346


quello che accade fra gente che non dorme! Checchè ne sia, io lo tengo e voglio costantemente tenerlo per sogno ed illusione; sono anzi convinto di non essere guari quel fantasma di califfo e di Commendatore dei credenti, ma Abu Hassan, vostro figliuolo. Sì, sono il figlio d’una madre che sempre onorai fino al giorno fatale, la cui memoria mi ricolma di confusione; che venero e venererò come debbo, per tutto il corso della vita. —

«A parole sì savie ed assennate, le lagrime di dolore, di compassione e di cordoglio che la misera madre versava da tanto tempo, convertironsi in lagrime di gioia, di consolazione, di tenero affetto pel caro figliuolo che ricuperava. — Figlio mio,» sclamò essa, tutta trasportata di gioia, e mi sento rapita di giubilo e di soddisfazione udendovi parlare così ragionevolemente, dopo ciò ch’è accaduto, come se vi mettessi al mondo una seconda volta. Bisogna che vi dichiari il mio pensiero sulla vostra avventura, e vi faccia notare una cosa alla quale non avete forse badato. Lo straniero che voi una sera conduceste a casa, se ne andò senza chiudere la porta della vostra stanza, come gli raccomandaste, e credo sia ciò appunto che abbia dato al demonio occasione di entrare ed immergervi nella terribile illusione in cui eravate. Perciò dovete, o figlio, ringraziar Iddio che ve n’abbia liberato, e pregarlo di preservarvi dal cadere più oltre negli agguati dello spirito maligno.

«— Voi avete trovata l’origine del mio male,» rispose Abu Hassan; «fu appunto in quella notte ch’ebbi il sogno, il quale mi sconvolse il cervello. Aveva per altro avvertito espressamente il mercante di chiudersi dietro la porta; ed ora, che so non averlo egli fatto, son persuaso, al par di voi, che il demonio, avendo trovata la porta aperta, sia entrato, e m’abbia poste tutte quelle fantasie in testa. Bisogna