Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/369

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

347


che a Mussul, d’onde veniva quel mercante, non sappiano come noi, a Bagdad, siamo convinti che il demonio sia origine di tutti i sogni spiacevoli che c’inquietano la notte, quando si lasciano aperte le camere nelle quali si dorme. In nome del cielo, cara madre, poichè per la grazia di Dio mi trovo perfettamente ristabilito dalla perturbazione mentale in cui era caduto, vi supplico; per quanto un figlio può supplicare una madre sì buona come voi, di farmi uscire al più presto da questo inferno, e liberarmi dalle mani del boia che m’abbrevierà infallibilmente la vita, se più qui rimango. —

«La madre di Abu Hassan, perfettamente consolata, ed intenerita al vedere il figliuolo affatto guarito dalla sua pazza fissazione di essere califfo, andò subito a trovare il custode che avevalo colà condotto e curato fin allora, ed assicuratolo come fosse al tutto ristabilito nella sua ragione, venne questi ad esaminarlo, e lo mise in libertà alla di lei presenza.

«Abu Hassan tornò a casa, e vi rimase parecchi giorni onde ristabilirsi in salute con migliori alimenti di quelli ond’era stato nudrito all’ospizio de’ pazzi. Ma quand’ebbe ricuperate le forze, nè più risentissi degl’incomodi sofferti pei maltrattamenti patiti nella sua prigione, cominciò ad annoiarsi di passar le sere senza compagnia. Laonde non tardò a riprendere il primiero tenore di vita, ricominciando, cioè, a fare ogni giorno provvigioni sufficienti per trattare la sera un ospite novello.

«Il giorno che rinnovò l’uso d’andare, verso il tramonto, in capo al ponte di Bagdad per fermarvi il primo forastiero che si presentasse, e pregarlo di fargli l’onore di venir a cena con lui, era il primo del mese, ed il giorno, come già dicemmo, in cui il califfo compiacevasi d’uscire, travestito, fuor di qualcuna delle porte della città, affine d’osservare da sè se nulla