Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/373

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spinto la mia pazienza agli estremi. Quanto sono per narrarvi vi farà conoscere se sia a torto che mi lagno di voi. —

«Il califfo sedè vicino ad Abu Hassan, il quale gli fece il racconto di tutte le avventure accadutegli dal momento del suo svegliarsi nel real palazzo fino a quello che si risvegliò di nuovo nella propria camera; e gliele espose come un sogno che si fosso avverato, con un’infinità di circostanze che il califfo sapeva al par di lui, e che gli rinnovarono il piacere già goduto. Gli esagerò quindi l’impressione, da quel sogno lasciatagli nello spirito, d’essere il califfo ed il Commendatore de’ credenti. — Impressione,» aggiunse, «che mi spinse a commettere stravaganze tali, che i miei vicini furono costretti a legarmi come un mentecatto e farmi condurre all’ospitale de’ pazzi, dove fui trattato in un modo che si può chiamare crudele, barbaro ed inumano; ma ciò che vi sorprenderà, ed a cui di certo non vi attendete, è che tutte codeste cose non mi accaddero se non per vostra colpa. Vi ricorderete della preghiera che vi feci di chiudere, uscendo di casa mia dopo cena, la porta della mia stanza. Non lo faceste, lasciandola invece aperta, talchè entrato il demonio, mi empì la testa di quel sogno, il quale, per quanto grato mi fosse parso, pur fu cagione d’immergermi in tutti i guai, de’ quali mi dolgo. Foste dunque voi la cagione, colla vostra negligenza, la quale vi fa garante del mio delitto, ch’io commettessi cosa sì orribile e detestabile, non solo alzando la mano contro mia madre, ma eziandio che poco mancasse non le facessi esalare l’anima a’ miei piedi, commettendo un parricidio, e ciò per un motivo che mi fa arrossir di vergogna ogni qual volta vi penso, ciò essendo perchè ella chiamavami suo figliuolo, come in fatti lo sono, e non voleva riconoscermi pel Commenda-