Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/380

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«Estrema fu la sorpresa di Abu Hassan udendo musica tanto armoniosa, ed aperti gli occhi, si raddoppiò essa quando vide le dame e gli ufficiali che lo circondavano, e ch’egli credè riconoscere. Anche la sala nella quale trovavasi, gli parve la medesima di quella veduta nel primo suo sogno, notandovi la medesima illuminazione, le suppellettili stesse, gli stessi ornamenti.

«Cessò il concerto all’uopo di dar campo al califfo di osservare attentamente il contegno del novello ospite, e tutto ciò che nella sua sorpresa dir potesse; le dame, Mesrur e tutti gli officiali della camera, conservando profondo silenzio, rimasero ciascuno al suo posto con grande rispetto. — Aimè!» sclamò Abu Hassan, mordendosi le dita, ed a voce sì alta che il califfo l’udì con somma gioia; «eccomi ricaduto nello stesso sogno e nell’illusione medesima di un mese fa; non ho che ad attendermi di nuovo le nervate, l’ospitale de’ pazzi e la gabbia di ferro. Dio onnipotente,» soggiunse, «mi abbandono nelle mani della tua Provvidenza! Una malvagia persona, che ricevetti in casa mia ier sera, è la cagione di codest’illusione e de’ mali che me ne potranno derivare. Quel traditore e perfido uomo m’aveva con giuramento promesso di chiudere, uscendo di casa, la porta della mia camera; ma non l’ha fatto, ed il diavolo è entrato a sconvolgermi il cervello con questo maledetto sogno di Commendatore de’ credenti, e con tanti altri fantasmi, co’ quali mi fascina gli occhi. Dio ti confonda, Satana, e possa tu essere schiacciato sotto un monte di pietre!»

Il dì successivo, la sultana, destata di buon’ora dalla sorella, ricominciò di tal guisa: