Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/381

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NOTTE CCC


— Sire, dopo quest’ultime parole, Ahu Hassan chiuse gli occhi, e rimase raccolto in sè medesimo collo spirito assai conturbato. Poco dopo, riapertili, e volgendoli da una parte e dall’altra sopra tutti gli oggetti che se gli offrivano alla vista: — Gran Dio,» nuovamente sclamò con minor stupore e sorridendo, «mi rimetto nelle mani della tua Provvidenza, onde preservarmi dalla tentazione di Satana!» Poi, rinchiudendo gli occhi: «So,» continuò, «cosa debbo fare; dormirò finchè Satana mi lasci, e se ne vada d’ond’è venuto, quando pur dovessi aspettare fino a mezzanotte. —

«Ma non gli fu dato il tempo di riaddormentarsi, com’erasi proposto. Forza de’ Cuori, una delle dame da lui vedute la prima volta, se gli avvicinò, e sedendo sulla sponda del sofà: — Commendatore de’ credenti,» gli disse rispettosamente, «supplico vostra maestà a perdonarmi se mi prendo la libertà d’avvertirla di non ritornare a pigliar sonno, ma fare ogni sforzo per risvegliarsi ed alzarsi, cominciando già ad apparire il giorno. — Vattene, Satana,» disse Abu Hassan, udendo quella voce. Poi, guardando Forza de’ Cuori: «Son io,» le chiese, «che voi chiamate Commendatore de’ credenti? Mi prendete certamente per un altro.

«— È appunto a vostra maestà,» riprese Forza de’ Cuori, «ch’io dò questo titolo che le appartiene come sovrano di quanti musulmani esistono al mondo, di cui sono umilissima schiava, ed al quale ho l’onore di parlare. Vostra maestà vuol senza dubbio di-