Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/387

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non essendo stato io, me ne lavo le mani, ma voi che mi foste cagione di tanti travagli di spirito e tanti affanni! In fine, non siete voi l’aggressore, e non son io l’offeso?

«— Hai ragione, Abu Hassan,» rispose il califfo, continuando a ridere; «ma, per consolartene, ed indennizzarti di tutte le tue pene, son pronto, e ne ne chiamo Iddio in testimonio, a farti, a tua scelta, quella riparazione che vorrai impormi. —

«Terminando quelle parole, il califfo discese dal gabinetto, ed entrato nella sala, si fe’ recare uno de’ suoi più begli abiti, e comandò alle dame di fare le funzioni degli ufficiali di camera ed abbigliarne Abu Hassan. Vestito che l’ebbero: — Tu sei mio fratello,» gli disse il califfo abbracciandolo; «domandami tutto ciò che ti può esser grato, e te l’accorderò.

«— Commendatore de’ credenti,» riprese Abu Hassan, «supplico vostra maestà a farmi la grazia di spiegarmi cosa abbia ella fatto per isconcertarmi così il cervello, e qual fu il suo disegno; ciò m’importa di presente più d’ogni altra cosa, per rimettermi al tutto lo spirito nel suo stato ordinario. —

«Il califfo si degnò di dare ad Abu Hassan cotesta soddisfazione — Devi sapere anzitutto,» gli disse, «ch’io mi travesto spesso, e specialmente la notte, onde conoscere da per me se tutto sia in ordine in Bagdad; e siccome mi piace di sapere eziandio quello che accade nei dintorni della città, mi sono prefisso un giorno, ch’è il primo dì ciascun mese, per fare un gran giro al di fuori, ora da una parte, ora dall’altra, e sempre torno per il ponte. Ritornava da quel giro la sera che m’invitasti a cena in casa tua. Nel nostro colloquio, hai esternato che la sola cosa cui desideravi era d’essere califfo e Commendatore de’ credenti per lo spazio di ventiquattr’ore soltanto, affin di mettere alla ragione l’imano della moschea del