Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/389

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questa libertà, la grazia che oso domandarle è di darmi libero adito presso la sua persona, onde avere la ventura di essere per tutta la vita l’ammiratore della sua grandezza. —

— Ma sorge l’aurora,» disse Scheherazade al sultano delle Indie; «domani, col permesso di vostra maestà, le dirò in qual guisa il califfo ricompensasse Abu Hassan del diletto avuto.»


NOTTE CCCI


— Quest’ultimo attestato di disinteresse terminò di conciliare ad Abu Hassan tutta la stima del califfo, il quale: — Ti son grato,» gli disse, «della domanda; te la concedo, coll’ingresso libero nel mio palazzo a qualunque ora, in qualunque sito io mi ritrovi.» E nello stesso tempo, gli assegnò un alloggio nel palazzo. Quanto a’ suoi stipendi, gli disse che non voleva avesse da fare co’ tesorieri, ma colla medesima sua persona, ed al momento stesso gli fe’ dare dal suo tesoriere privato una borsa di mille pezze d’oro; Abu Hassan fece profondi ringraziamenti al califfo, il quale lasciollo per andar a presiedere, secondo il solito, al consiglio.

«Il fortunato giovine colse quel tempo per recarsi ad informare la madre dell’accaduto, ed istruirla della sua buona ventura.

«Le fece conoscere che quanto eragli accaduto, non era un sogno; ch’era stato califfo, e ne avea realmente esercitate le funzioni un intiero giorno, ricevendone veramente gli onori; ch’ella non doveva dubitare di quanto le diceva, avendone avuta la conferma dalla propria bocca del califfo.