Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/399

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

377


principessa Zobeide ruppe il silenzio: — Malvagia donna,» gridò essa, volgendosi alla finta vedova, «sei forse tu la cagione della sua morte. Gli avrai dati tanti motivi di duolo col fastidioso tuo umore, che finalmente sarai pervenuta a spingerlo nel sepolcro. —

«Nuzathul-Auadat dimostrò sentire gran mortificazione del rimprovero fattole da Zobeide. — Ah, signora!» sclamò; «non credo d’aver mai dato a vostra maestà, in tutto il tempo ch’ebbi la ventura di essere sua schiava, il minimo argomento di formare tale svantaggiosa opinione della mia condotta verso uno sposo che m’era sì caro. Mi stimerei la più di sgraziata di tutte le donne, se ne foste persuasa. Ho sempre amato Abu Hassan come una moglie amar deve un marito cui appassionatamente predilige, e posso dire, senza vanità, di aver avuta tutta la tenerezza ch’egli meritava, per tutte le compiacenze ragionevoli che aveva per me, e che m’erano un attestato del non men tenero amor suo. Sono persuasa ch’egli mi giustificherebbe pienamente nello spirito di vostra maestà, se fosse ancora al mondo. Ma, o signora,» soggiunse rinnovando le lagrime, «la sua ora è venuta, ed è la causa unica della sua morte. —

«Zobeide aveva in fatti sempre notato nella sua schiava una medesima eguaglianza d’umore, una somma docilità ed uno zelo tale pel di lei servigio, dimostrante com’essa, piuttosto che per dovere, agisse per inclinazione. Non esitò pertanto a crederle sulla parola, e comandò alla sua tesoriera di andar a prendere nel proprio scrigno una borsa di cento pezze d’oro ed una pezza di broccato.

«Tornò in breve la tesoriera colla borsa e col broccato, che d’ordine di Zobeide consegnò a Nuzhatul-Auadat, la quale, ricevendo un sì bel presente, gettossi a’ piedi della principessa, facendogliene umi-