Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/416

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i suoi consigli: — Seguimi,» gli disse, «e vieni a prendere con me parte al dolore della principessa, per la morte di Nuzhatul-Auadat sua schiava. —

«Andarono insieme all’appartamento di Zobeide, e quando il califfo ne fu alla porta, schiusa la portiera, vide la consorte seduta sur un sofà, afflittissima, e cogli occhi ancora bagnati di lagrime.

«Il califfo entrò, ed inoltratosi verso la sposa: — Signora,» le disse, «non è mestieri dirvi quanta parte io prenda alla vostra afflizione, non ignorando voi esser io tanto sensibile a ciò che vi dà pena, quanto lo sono a tutto quello che vi reca piacere; ma siamo tutti mortali, e dobbiamo rendere a Dio la vita ch’ei ne ha data, quando ce la domanda. Nuzhatul-Auadat, vostra schiava fedele, aveva molte belle doti che seppero conciliarle la vostra stima, ed approvo moltissimo che gliene diate prove anche dopo la sua morte. Considerate però che i vostri rammarici non la ritorneranno in vita; laonde, o signora, se vorrete credermi, e se mi amate, consolatevi di questa perdita, e prendete maggior cura d’una vita che sapete essermi assai preziosa e forma tutta la felicità della mia. —

«Se la principessa rimase dilettata dei teneri sentimenti che accompagnavano il complimento del califfo, essa fu d’altra parte maravigliatissima all’udire la morte di Nuzhatul-Auadat, alla quale non ci attendeva. La gettò quella nuova in tale stupore, che rimase alcun tempo senza rispondere; raddoppiava la di lei maraviglia sentendo notizia sì opposta a quella poco fa intesa, e rimase mutola. Si riebbe non pertanto, e finalmente ripresa la parola: — Commendatore dei credenti,» disse in aria e con accento che manifestavano ancora la sua sorpresa, «sono sensibilissima ai teneri sentimenti che mostrate d’avere per me; ma permettetemi di dirvi che non comprendo nulla