Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/420

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scommettete da parte vostra; accetto, e la scommessa è fissata. Non sarò la prima a disdirmene, ne prendo Iddio in testimonio.» Il califfo fece il medesimo giuramento, e cessarono ogni ulteriore alterco, attendendo il ritorno di Mesrur.

«Mentre il califfo e Zobeide contrastavano si vivamente, e con tanto calore, sulla morte di Abu Hassan o di Nuzhatul-Auadat, il primo dei finti morti, il quale aveva preveduto la loro contesa su quell’argomento, stava attentissimo a tutto ciò che poteva derivarne. Quand’ebbe scorto da lungi Mesrur attraverso la gelosia, presso cui stava seduto discorrendo colla moglie, notando che veniva direttamente alla loro dimora, comprese subito a qual fine era mandato, e disse perciò alla moglie di tornare a far la morta com’erano convenuti, senza perder tempo.»

A quel punto, l’aurora rischiarava già le stanze del sultano delle Indie, e Scheherazade rimandò alla domane il seguito di codesta storia.


NOTTE CCCVI


— Infatti il tempo stringeva, e tutto ciò che Abu Hassan potè eseguire prima dell’arrivo di Mesrur, fu di avvolgere nel lenzuolo la consorte, e stenderle addosso la pezza di broccato regalatagli dal califfo. Aprì poscia la porta della camera, e con volto tristo ed abbattuto, tenendosi agli occhi il fazzoletto, sedè al fianco della pretesa defunta.

«Aveva appena finito, che Mesrur si trovò nella stanza. Lo spettacolo funebre che tosto gli s’offerse, mise gli una gioia segreta riguardo all’ordine, di cui avevalo incaricato il califfo. Quando lo vide, Abu Has-