Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/425

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tul-Auadat, per ordine di vostra maestà, una borsa di cento pezze d’oro ed una pezza di broccato, che ella portò seco. — Or bene, sciaurato, schiavo indegno,» disse allora Zobeide a Mesrur con grand’ira, «che cosa avrai tu ora da replicare a tutto ciò che odi? Chi stimi tu ch’io debba ormai credere, a te od alla mia tesoriera, a tutte l’altre mie donne ed a me medesima? —

«Non mancavano a Mesrur ragioni da opporre al discorso della principessa; ma siccome temeva di viemaggiormente irritarla, prese il partito di contenersi, e rimase in silenzio, convinto però da tutte le prove che ne aveva, che Nuzhatul-Auadat, e non Abu Hassan, fosse cadavere.»


NOTTE CCCVII


— Durante questa contesa tra Zobeide e Mesrur, il califfo, il quale aveva udite le testimonianze prodotte d’ambo le parti, onde ciascuno faceasi forte, e sempre convinto del contrario di ciò che diceva la principessa, tanto per quello da lui medesimo veduto parlando con Abu Hassan, quanto da ciò che Mesrur gli aveva allora riferito, rideva di tutto cuore scorgendo Zobeide sì fieramente sdegnata contro Mesrur. — Signora, a dirla una volta ancora,» disse a Zobeide, «non so chi sia colui che disse cader le donne talvolta in astrazioni mentali: ma mi permetterete di citarvi come prova non aver egli detto nulla di più vero. Mesrur torna in questo momento appena dalla casa di Abu Hassan; ci vi dice di aver veduto co’ propri occhi Nuzhatul-Auadat morta in mezzo alla stanza,