Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/484

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bia veduta, poichè me gli era posta davanti, e niuno impedivagli di scorgermi; ma era talmente occupato di tutti quelli che gli parlavano a destra ed a sinistra, che mi facea una vera compassione a veder la fatica e la pazienza grande che prendeasi ad ascoltarli. E questo durò tanto a lungo, che alla fine credo si sia annoiato, poichè alzatosi inaspettatamente, si ritirò, senza voler udire una quantità d’altre persone che stavano in fila per parlargli a loro volta. Non ostante, ciò mi piacque moltissimo. Infatti, io già cominciava a perdere la pazienza, ed era estremamente stanca dallo starmene tanto tempo in piedi; ma non c’è nulla di male: non mancherò di tornarvi domani; il sultano forse non sarà tanto occupato. —

«Malgrado l’ardente passione d’Aladino, gli toccò accontentarsi di quella scusa ed armarsi di pazienza, avendo almeno la soddisfazione di vedere che la madre aveva fatto il passo più difficile, qual era quello di sostenere la vista del sultano, e sperare che, ad esempio di quelli, i quali avevangli parlato in sua presenza, non esiterebbe neppur essa ad adempiere alla commissione ond’era incaricata quando si presentasse il momento favorevole di parlargli.

«Alla domane, alla stessa ora del giorno precedente, la madre di Aladino si recò di nuovo al palazzo del sultano col presente delle gioie; ma il suo viaggio fu inutile, poichè, trovata chiusa la porta del divano, udì non esservi consiglio se non ogni secondo giorno, e perciò bisognava tornare il giorno dopo. Andò dunque a riferirne la nuova al figliuolo, che fu costretto a rinnovar la pazienza. Vi tornò essa sei altre volte nei giorni destinati, sempre collocandosi rimpetto al sultano, ma con egual poco successo della prima; e forse vi sarebbe tornata qualche altro centinaio di volte inutilmente, se il sultano, vedendosela sempre in faccia ad ogni sessione, non l’avesse