Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/546

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vedere se infatti non s’ingannasse. Ritirossi infine, e guardatosi nuovamente indietro prima d’allontanarsi, tornò al suo appartamento, comandando di chiamare in fretta il gran visir; intanto sedè collo spirito agitato da pensieri così diversi, che non sapeva qual partito prendere.»


NOTTE CCCXXXIV


— Sire, il gran visir non fece attendere il sultano; venne anzi con tal precipizio, che nè egli, nè il suo seguito fecero riflessione, passando, che il palazzo di Aladino più non trovavasi al suo luogo; i custodi stessi, aprendo la porta, non se n’erano accorti.

«Presentatosi al sultano: — Sire,» dissegli il gran visir, «la premura con cui vostra maestà m’ha fatto chiamare, mi fa credere le sia accaduta qualche cosa di straordinario, non ignorando ella che oggi è giorno di consiglio, e ch’io non potea mancare di recarmi al mio dovere fra breve. — Ciò che accadde è veramente straordinario, come tu dici, ed ora te ne convincerai. Dimmi, dov’è il palazzo di Aladino? — Il palazzo di Aladino, o sire?» rispose il gran visir sorpreso; «vi sono passato davanti testè, e mi parve fosse a suo luogo; edifici tanto robusti come quello non cangiano di posto sì facilmente. — Va a vedere nel gabinetto,» riprese il sultano, «e sappimi dire se l’avrai veduto. —

«Andò il gran visir nel gabinetto aperto, e gli accadde la stessa cosa come al sultano; assicuratosi quindi che il palazzo di Aladino più non era dove prima sorgeva, e che non apparivane la minima traccia, tornò dal sultano, il quale subito gli do-