Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/545

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città, quale esso è, con tutto ciò che contiene di vivo, e lo trasporti con me, nel medesimo tempo, nel tal sito dell’Affrica.» Senza rispondergli, il genio, coll’assistenza d’altri geni, schiavi come lui della lucerna, trasportò, in brevissimo tempo, lui ed il palazzo tutto intiero nel luogo dell’Affrica che avevagli indicato. E qui noi lasceremo il mago ed il palazzo colla principessa Badrulbudur, per parlare della sorpresa del sultano.

«Quando questi fu alzato da letto, non mancò, secondo il solito, di recarsi al gabinetto aperto, per aver il piacere di contemplare ed ammirare il palazzo di Aladino. Volto quindi lo sguardo dal lato in cui soleva vederlo, e non iscorgendo che uno spazio vuoto, qual era prima che ve lo erigessero, credè d’ingannarsi, e si fregò gli occhi; ma non vide nulla più di prima, benchè il cielo fosse sereno, l’aria pura, e l’aurora, che aveva cominciato a sorgere, distintissimi rendesse tutti gli oggetti. Guardò per le due aperture a destra ed a sinistra, e non vide se non ciò ch’era uso vedere da quelle due parti. Tanto grande fu allora il suo stupore, che rimase a lungo nello stesso sito cogli occhi rivolti verso la parte dov’era situato il palazzo, e dove più non lo vedeva, cercando ciò che non poteva comprendere, cioè: come potea darsi che un palazzo sì grande ed appariscente come quello di Aladino, ch’egli vedeva quasi ogni giorno dacchè era stato fabbricato con suo permesso, e recentemente ancora il dì innanzi, fosse svanito in modo, che più non ne apparisse il menomo vestigio. — Non m’inganno,» diceva fra sè; «stava in quel sito là; se fosse rovinato, si vedrebbero a mucchi i rottami; se la terra lo avesse inghiottito, qualche segno se ne vedrebbe, in qualunque modo ciò fosse accaduto.» Benchè convinto che il palazzo era scomparso, pure non lasciò di attendere qualche tempo ancora per