Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/549

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armata, sinchè l’officiale ed il cavaliere che conduceva Aladino, fossero entrati in palazzo, ed i custodi avessero chiuse le porte per impedirne l’ingresso.

«Aladino fu condotto davanti al sultano, il quale aspettavalo sul balcone accompagnato dal gran visir; appena lo vide, comandò al carnefice, cui era già stato dato ordine di colà trovarsi, di troncargli il capo senza voler udirlo, nè ricavarne schiarimento alcuno.

«Quando il carnefice si fu impossessato di Aladino, gli tolse la catena che teneva al collo ed intorno al corpo, e disteso sulla terra un cuoio tinto del sangue d’una quantità d’altri delinquenti giustiziati, lo fece mettere in ginocchio, gli bendò gli occhi, e sguainata la scimitarra, prendeva le sue misure per iscagliare il colpo fatale, provandosi e facendo lampeggiare la sciabola in aria tre volte, nell’aspettativa che il sultano gli desse il segnale di morte.

«In quel punto il gran visir s’avvide che il popolo, il quale aveva sbaragliati i cavalieri, empiva la piazza, e già scavalcava in più siti le mura del palazzo, e cominciava a demolirle per praticar la breccia; laonde, prima che il sultano porgesse il segnale: — Sire,» gli disse, «supplico vostra maestà a pensare maturamente a ciò che sta per fare. Ella corre rischio di veder invaso il palazzo, e se tal disgrazia accade, l’evento potrebbe riuscirne funesto. — Il mio palazzo invaso!» rispose il sultano. «Chi potrebbe avere tanta audacia? — Sire,» ripigliò il gran visir, «vostra maestà si degni volgere gli occhi sulle mura del palazzo e dal lato della piazza, e conoscerà il vero di quanto le dico. —

«Lo spavento del sultano fu tale al vedere una sommossa sì violenta, che nel momento medesimo comandò al carnefice di riporre la scimitarra nel fo-