Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/61

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

43


lice com’io era, somiglia ad una pianta carica di frutti: finchè ve ne sono sulla pianta, non si cessa dallo stargli intorno e coglierli; quando non vi sono più frutti, tutti se ne allontanano, e lo si lascia solo.» Si frenò finchè fu per via, ma rientrato in casa, si abbandonò tutto intiero alla sua afflizione, e andò a dimostrarla alla Bella Persiana.

«Appena questa vide comparire il giovane afflitto, dubitò subito che non avesse trovato presso gli amici il soccorso che se ne aspettava. — Or bene, signore,» gli disse, «siete convinto adesso della verità di quanto io vi aveva predetto? — Ah, mia cara,» sclamò egli, «me lo avevate predetto pur troppo. Neppur uno mi ha voluto riconoscere, nè vedermi, nè parlarmi! Non avrei mai creduto dover essere sì crudelmente trattato da persone che mi devono tante obbligazioni, e per le quali mi sono rovinato da per me! Non so più contenermi, e temo di commettere qualche indegna azione nello stato deplorabile e nella disperazione, in cui mi trovo, se voi non mi assistete coi saggi vostri consigli. — Signore,» rispose la Bella Persiana, «non veggo altro rimedio alla vostra disgrazia fuor di quello di vendere gli schiavi e le mobilie, e sussistere con ciò che ne ricaverete finchè il cielo vi mostri qualche altra via per trarvi dalla miseria.»

Scheherazade s’accorse, in quel punto, di non poter più continuare il racconto; ma col permesso del sultano, ella lo ripigliò di tal guisa la notte seguente: