Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/621

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tanto la donna, convinta della falsità della sua moneta, non ebbe nulla a replicare, e fu costretta a darne in iscambio una buona: ma non appena fu partita, il mio padrone chiamò i vicini, ed esagerò loro la mia capacità, narrando l’accaduto.

«I vicini ne vollero vedere la prova, e di quante monete false essi mi mostrarono, insieme ad altre di buona lega, non ve ne fu una sulla quale non ponessi la zampa, separandola dalle altre. Frattanto anche la donna non mancò di narrare, dal canto proprio, a tutte le persone di sua conoscenza in cui scontrassi per istrada, quello ch’erale allora successo. Laonde in brevissimo tempo la fama dell’abilità mia nel distinguere le monete false, si sparse nel vicinato non solo, ma ben anche in tutto il quartiere, ed insensibilmente per l’intiera città.

«Non mancai dunque d’occupazione tutto il giorno: bisognava accontentare tutti quelli che venivano dal mio padrone a comprare il pane, e mostrar loro cosa sapessi fare. Era un divertimento per tutti, e per provare la mia virtù venivasi dai quartieri più lontani della città. La mia riputazione procurò al padrone tanti avventori, che appena poteva bastare a contentarli. Durò la cosa a lungo, nè il mio ospite seppe trattenersi dal confessare a’ suoi vicini ed agli amici ch’io per lui valeva un tesoro.

«Ma la mia piccola industria non mancò di creargli molti invidiosi. Si tesero agguati per rapirmi, ed egli era costretto a tenermi d’occhio. Un giorno, attirata dalla novità, una donna venne a comprare, come le altre, del pane: il mio solito posto era sul banco; mi gettò essa dinanzi sei monete d’argento, tra le quali trovavasene una falsa. Io la divisi dall’altre, e mettendovi sopra la zampa, guardai la donna come per chiederle se non fosse quella.

«— Sì,» mi disse colei, guardandomi anch’essa, «è la falsa, nè ti sei ingannato. —