Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/632

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

214


assieme, e che voi ne foste testimonio. Andiamogli vicino, e sentiamo se ne abbia veramente bisogno. — «I due amici vennero allora da me; ed io, vedendo che volevano parlarmi, cessai dal lavoro. Amendue mi diedero il consueto saluto d’augurio di pace; e Saadi, cominciando a parlare, chiese come mi chiamassi.

«Resi loro il saluto, e per rispondere alla domanda di Saadi: — Signore,» gli dissi, «il mio nome è Hassan, e stante la mia professione, sono comunemente conosciuto sotto il nome di Hassan Alhabbal.

«— Hassan,» ripigliò Saadi, «siccome non v’ha mestiere che non alimenti il suo padrone, non dubito che il vostro non vi faccia guadagnare da vivere agiatamente; ed anzi mi maraviglio che, dacchè lo esercitate, non abbiate fatto alcun risparmio, nè acquistata una buona provvisione di canapa per fare maggior lavoro, tanto da per voi, quanto col mezzo di gente salariata che avreste preso in aiuto, e per mettervi a poco a poco più in grande.

«— Signore,» risposi, «cesserete dal maravigliarvi ch’io non faccia risparmi, nè prenda la via che dite per diventar ricco, quando saprete che con tutto il lavoro ch’io possa fare dalla mattina alla sera, stento assai a guadagnarmi di che sostentar me e la mia famiglia con pane e legumi. Ho moglie e cinque figliuoli, de’ quali neppur uno in età d’aiutarmi nella minima cosa: bisogna mantenerli e vestirli; ed in una famiglia, per piccola che sia, sonvi sempre mille cose necessarie, delle quali non si può far senza. Benchè la canapa non sia cara, ci vuol nondimeno danaro per comprarne, ed è il primo che nella vendita de’ miei lavori io metto a parte, altrimenti, non mi sarebbe possibile supplire alle spese di casa. Or giudicate, o signore,» soggiunsi, «come sia pos-