Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/643

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inclinate ad antecorrere in pensiero la fortuna di Hassan piuttosto che la sua disgrazia. A dirvi ciò che ne penso e ne ho sempre pensato, per quanto possa spiacervi la mia persuasione, ho un segreto presentimento che non siate riuscito nel vostro intento, e ch’io riuscirò meglio di voi a provare che un uomo povero può diventar ricco in tutt’altro modo che col danaro. —

«Un giorno finalmente, che Saad trovavasi in casa di Saadi, dopo lungo contrasto fra loro: — È troppo,» disse questi; «voglio entr’oggi chiarirmi della cosa. Ecco l’ora del passeggio; non lasciamola trascorrere, ed andiamo a vedere chi di noi due avrà perduta la scommessa. —

«I due amici partirono, ed io, scorgendoli venir di lontano, ne rimasi tutto agitato, e fui sul punto di abbandonare il lavoro ed andarmi a nascondere per non comparire lor dinanzi. Intento al lavoro, finsi di non averli veduti, nè alzai gli occhi per guardarli se non quando mi furono tanto vicini, che avendomi volto il consueto saluto di pace, non potei dispensarmene civilmente. Li riabbassai però subito, e raccontando l’ultima mia disgrazia, con tutte le sue circostanze, feci lor comprendere perchè mi trovassero povero come la prima volta che mi avevano veduto.

«Quand’ebbi finito: — Potrete dirmi,» soggiunsi, «che potea nascondere le centonovanta pezze d’oro altrove che in un vaso di crusca, il quale doveva nello stesso giorno essere asportato di casa mia. Ma erano più anni che quel vaso vi stava, che serviva a quell’uso, ed ogni qual volta mia moglie avea venduta la crusca mano mano che lo riempiva, il vaso era sempre rimasto. Poteva io mai indovinare che in quel giorno medesimo, durante la mia assenza, dovesse passare appunto un venditore di terra da pulire; che mia moglie si trovasse senza quattrini e facesse con lui