Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/648

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«— Vicino,» risposi, «il pezzo di piombo che vi mandai, era si poca cosa, che non meritava lo metteste a sì alto prezzo. I vicini devono aiutarsi scambievolmente ne’ loro piccoli bisogni, nè io feci per voi se non quello che poteva attendermene in occasione consimile. Ricuserei perciò il vostro dono, se non fossi persuaso che me lo fate di buon cuore; crederei anzi offendervi se trattassi diversamente. L’accetto dunque, giacchè lo volete, e ve ne fo i miei ringraziamenti. —

«Là si fermarono i nostri complimenti, ed io portai il pesce a mia moglie.

«— Prendete,» le dissi, «questo pesce che il pescatore nostro vicino mi ha testè portato, in riconoscenza del pezzo di piombo che ci mandò a chiedere la notte scorsa. Questo è, a mio credere, tutto ciò che possiamo sperare dal presente che mi fece ieri Saad, promettendomi che mi recherebbe fortuna. —

«Allora le parlai del ritorno de’ due amici, e dei discorsi tenuti seco loro. Mia moglie si trovò imbarazzatissima, vedendo un pesce sì grande e grosso.

«- Cosa volete che ne facciamo?» mi disse. «La nostra graticola non è buona se non pei pesci piccoli, e noi non abbiamo vaso grande a sufficenza per cuocerlo marinato.

«— Questo è affar vostro,» le rispos’io; «acconciatelo come meglio v’aggrada, fritto o marinato, poco m’importa.» Ciò dicendo, tornai al lavoro.

«Accomodando il pesce, mia moglie trasse dalle sue viscere un grosso diamante, che prese per vetro. Aveva ella bensì udito parlare di diamanti; ma se ne aveva veduto o maneggiato, non possedeva però cognizioni bastanti per farne la distinzione. Lo diede pertanto al minore de’ nostri figliuoli onde se ne facesse un trastullo co’ fratellini e le sorelle, i quali voleano a vicenda vederlo e toccarlo, dandoselo l’un l’altro per ammirarne la bellezza e lo splendore.