Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/659

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NOTTE CCCLX


— «Dopo i discorsi dei due amici, presi la parola anch’io, e voltomi ad entrambi: — Signori,» dissi loro, «mi condannerei a perpetuo silenzio sullo schiarimento che mi domandate, se non fossi certo che la vostra disputa a mio riguardo non è capace di rompere il nodo d’amicizia che unisce i vostri cuori. Eccomi dunque a spiegarmi, poichè lo esigete; ma, anzi tutto, vi protesto che facciolo colla medesima sincerità, colla quale vi ho prima esposto quanto m’era accaduto. —

«Allora raccontai di punto in punto tutto il fatto, come vostra maestà lo intese, senza ommettere la minima circostanza. Le mie proteste però non fecero bastante impressione sull’animo di Saadi per guarirlo dalla sua prevenzione; e cessato ch’io ebbi di parlare: — Kodjah Hassan,» ripigliò egli, «l’avventura del pesce e del diamante trovato nel suo ventre così a proposito, mi sembra tanto incredibile, quanto quella del vostro turbante rapito da un nibbio e del vaso di crusca cambiato con alquanta terra da pulire. Checchè però possa esserne, io sono ormai convinto che voi non siete più povero, ma ricco, com’era mia intenzione che diveniste per mezzo mio, e me ne rallegro sinceramente. —

«Essendo tardi, egli si alzò per accommiatarsi, e Saad nello stesso tempo di lui. Mi alzai anch’io, e trattenendoli: — Signori,» dissi loro, «vogliate permettermi che vi domandi una grazia, e vi supplichi a non negarmela; ed è di soffrire che abbia