Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/677

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essi di trovarne il padrone. Mentre alcuni girano per cercarlo intorno alla rupe, il capitano smonta cogli altri, e correndo colla sciabola in pugno verso la porta, pronunzia le parole, e quella si apre.

«Cassim, il quale, dal centro della grotta, potè udire il calpestio de’ cavalli, non dubitò dell’arrivo de’ ladroni e della vicina sua perdita. Risoluto almeno di fare uno sforzo per isfuggir loro di mano e salvarsi, si dispone a slanciarsi fuor della porta appena quella si aprisse; quando la vide schiudersi, dopo aver udito pronunciare la fatal parola, sfuggitagli dalla memoria, si gettò fuori così precipitosamente, che rovesciò il capitano; ma non iscampò dagli altri ladroni, i quali, avendo tutti la scimitarra sguainata, gli tolsero all’istante la vita.»

— Questo malvagio fratello non s’ebbe se non quello che meritava,» disse la buona Dinarzade alla sorella, che l’alba aveva allora interrotto; «quanto ammiro ne’ tuoi racconti, cara sorella, è che sempre la morale vi si nasconde sotto il maraviglioso, dimodochè se ne ha istruzione insieme e diletto; spero che il sultano nostro signore ti permetterà di continuare.» E Scheherazade fecelo l’indomani e le notti seguenti.


NOTTE CCCLXVI


— Prima cura de’ masnadieri, dopo quell’esecuzione, fu di entrare nella grotta; trovarono presso alla porta i sacchi che Cassim aveva principiato a movere per portarli via e caricarne i muli, e li riposero a’ loro luoghi, senza avvedersi di quelli tolti in prima da Alì Baba. Tenendo consiglio e delibe-